John Doe 467 - L'epilogo -
La fredda oscurità, aveva imprigionato la nazione,
come la tela di un ragno che poco alla volta immobilizza
inesorabilmente la preda, la notte, era scesa a piccoli passi,
senza clamore, fino alla stretta finale; momento in cui,
tutti si resero conto, di essere diventati la preda di un
enorme Buco Nero. Il quale, avidamente, nutriva la
sua insaziabile fame, sottraendo agli uomini l'energia
racchiusa nei loro ideali.
Chiusi nelle loro confortevoli abitazioni, cercavano
sollievo nella visione di dementi programmi
televisivi, trasmessi appositamente per spegnere
l'ultimo barlume di pensiero critico, presente nelle loro menti.
Nell'assenza di stimoli; nel sonno della ragione, mostri
demoniaci calcavano le strade delle città; fuori da ogni
controllo, padroni consapevoli, del destino umano.
Il male dilagava, aveva bussato e quasi tutti, tranne una
piccola, sparuta, minoranza, avevano aperto;
nessuna porta sfondata.........
*************************************
Non si era mai sentito un super eroe immortale,
sapeva bene la dura legge della natura. In qualsiasi
momento, preda e predatore potevano ritrovarsi
ad interpretare i ruoli opposti, nell'intricata trama
della vita ed alla fine dei conti, riteneva giusta questa
regola; guai a ritenersi immuni nei confronti
della nera mietitrice.
Ma in quella malsana umidità, lo scintillio della
falce sembrava molto vicino. All'improvviso vide
qualcosa di orribile nel riflesso di una vetrina alle
sue spalle: si girò di scatto portando la mano
sulla pistola; solo un attimo di esitazione, poi
il rumore assordante dei colpi: tre, in rapida
sequenza, verso quell'essere terribile e sconosciuto.
Si avvicinò con cautela al corpo sanguinante del
bambino esanime sull'asfalto. No: nessuno sbaglio, la morte, in
qualche modo cancellava ogni peccato, donando all'essere,
un aspetto privo della parte malvagia.
Non aveva mai capito bene quello strano
fenomeno, ma conosceva, sfortunatamente,
il dualismo di quella legge:
ad ogni vittoria corrispondeva un prezzo da pagare,
nel suo caso, la perdita dell'innocenza.
Uccidere gli risultava sempre più facile; appagante,
ed ogni vita soppressa aumentava inesorabilmente
la bramosia di azione; l'adrenalina era diventata
una droga, la barriera morale era stata superata.
Come in un gioco di specchi, ad ogni vittoria
correva il rischio di passare dall'altra parte della
barricata.
*********************************
Nel giro di pochi secondi, la realtà che lo circondava
cambiò, si guardò intorno, pietrificato dallo scenario
di distruzione che lo circondava. Cumoli di macerie
simili ad altari sacrificali, ospitavano putridi, mucchi
di cadaveri. Rigoli di liquame confluivano in enormi
pozze di liquido verdastro.
Non aveva paura, ma in quel momento sentiva di
essere vicinissimo alla signora dal mantello nero.
Chi era il cacciatore ?e chi la preda ? Volontariamente eluse
la domanda che il suo inconscio aveva formulato: ma sentiva
che la storia era giunta al termine.
In quella landa infernale si stava chiudendo un cerchio,
iniziato molti anni prima; John Doe 467 non avrebbe
vissuto altre avventure.
Camminando senza una meta, in ciò che sembrava essere
l'anticamera dell'inferno, mille pensieri attraversavano la
mente di John:
uno su tutti era quello predominante; non sapeva come,
ma intuiva l'annullamento dei suoi poteri.
Non conosceva le forze in gioco e da chi erano state stabilite,
ma, l'esperienza accumulata gli aveva fornito la chiave per
decifrare una grande verità.
Gli uomini creano i propri super eroi. Tramite energie sconosciute
materializzano entità positive da schierare contro gli eserciti
del male, in modo da potersi esimere dal combattere, dal
prendere decisioni scomode, dal guardarsi dentro........
Perchè nell'uomo è insito il male, quello vero; quello
assoluto. Gli uomini creano i propri super eroi, ma,
alla fine saranno costretti a distruggerli, prima che questi
arrivino al cuore del problema: l'uomo stesso, cercando la vittoria
finale, che renda l'umanità, definitivamente, libera.
Per questo motivo, il super eroe diventa una figura scomoda;
nessuno, in realtà, vuole un mondo libero, un mondo migliore,
costretti ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Agire in ogni momento pensando al bene comune, sentire
effettivamente la necessità di un altruismo vero e non di
facciata.
****************************************
Mentre i neuroni di John, elaboravano questa atroce concezione
dell'esistenza, una coltre di nubi nere, si avvicinava veloce;
non poteva vederlo, ma, sentiva il pericolo insito in essa.
Quando si fermarono, dall'interno della nube, vide avvicinarsi,
piccoli veivoli,apparentemente privi di meccanismi di propulsione.
Procedevano a circa dieci metri dal suolo,
guidati da esseri umanoidi, coperti da nere tute scintillanti.
Fermo, aspettò l'arrivo degli esseri, mano sulla pistola, come se fosse
il protagonista di un vecchio western americano. Questa volta,
però, lo sceriffo di confine avrebbe avuto la peggio, contro la
banda di Mescal.
Sorrise, per quella metafora che inaspettatamente era stata
formulata dalla sua mente, per diminuire l'ansia della fine.
Ogni uomo è legato al proprio fato, i super eroi non fanno
eccezione: inutile qualsiasi tentativo, questa volta la 44 magnum
sarebbe rimasta nella fondina: il tempo degli eroi era scaduto.
Con rassegnazione aspettava il nemico, il quale si avvicinava
con la frenesia di chi, ripetutamente sconfitto, intuiva il mutare
della sorte. Lo avrebbe guardato dritto negli occhi, fino all'ultimo
respiro, permettendogli di scrutare il momento in cui la vita
lo avrebbe lasciato; come lui stesso aveva fatto moltissime volte
guardando i suoi nemici morire.
In quell'ultimo istante, però, non ci sarebbe stata nessuna
traccia di rancore; sentimento che balenava negli occhi morenti
di chi aveva sposato la causa del male. I quali, sapendo di
dover morire rimpiangevano di non aver potuto spargere altro male
nel mondo. Nel suo sguardo, viceversa, ci sarebbe stata la fierezza
di colui che muore, sapendo di aver speso la sua vita in difesa
di alti ideali, mai rinnegati; anche nel momento in cui,
venivano rinnegati dalle stesse persone che li avevano elaborati.
Il tempo che lo divideva dall'oblio sembrava scorrere al rallentatore,
tanto, da poter vedere le tracce dei colpi, inesorabilmente sparati
da quelle micidiali macchine volanti. Una pioggia di fuoco squarciò
la nefasta calma che opprimeva quello strano mondo alternativo.
Un colpo centrò la spalla, sentì il rumore dell'osso che si frantumava,
mentre un dolore accecante lo costrinse ad inginocchiarsi;
una seconda raffica colpì il torace, provocando il crollo al suolo
del dolorante corpo.
Nel bel mezzo del nulla, si ritrovò disteso su di un fianco, circondato
da malefiche entità, le quali, guardandolo morire, con soddisfazione
parlavano tra di loro, in una lingua, a lui sconosciuta.
Dunque, era questo che si provava pochi istanti prima della dipartita.
Nessun tunnel, nessuna luce, nessun film dei momenti vissuti;
solo il dolore provocato dalla ferite e il senso di soffocamento,
dovuto al sangue che aveva riempito i polmoni.
Nessuna esperienza extracorporea, solo il freddo della morte.
Mentre il dolore sembrava diminuire, gli occhi si chiusero:
senza super poteri, fragile, come il più fragile degli uomini, si ritrovò
ad aver paura; si aggrappò ad un ultima possibilità:
forse il fato aveva scritto, per lui, un altro finale; uno di quelli
che si vede solo nei film e nei fumetti; quando il super eroe
morente ritrova miracolosamente le forze per alzarsi e riprendere
a combattere: il colpo di scena finale; il miracolo che tutti
si aspettano ........
Ma, il tempo degli eroi era giunto al termine:
e nessun miracolo avvenne !